IO PREMIO NOBEL VI DICO: LE DISUGUAGLIANZE SONO TROPPE

... c'è qualcosa da rivedere nel nostro sistema di sviluppo, le disuguaglianze crescono e hanno un costo sia sociale che economico. La mobilità sociale diventa sempre più difficile e purtroppo anche in Italia ... il modello imperante anglo americano sta dimostrando tutte le sue lacune ... leggiamo di seguito cosa ne pensa un premio Nobel

L’aumento del divario tra ricchi e poveri non è un fenomeno inevitabile, ma la conseguenza di scelte politiche il cui scopo era proprio quello: l'analisi dell'economista Joseph Stiglitz

di JOSEPH STIGLITZ

 ... estratto da L'Espresso qui

Il mondo è sempre più diseguale ed è ormai evidente che non solo esistono elevati livelli di disuguaglianza nella maggior parte dei paesi, ma che queste disparità sono in aumento. Oggi, esse sono molto più pronunciate di quanto non lo fossero 30 o 40 anni fa. È anche chiaro che non esistono eguali opportunità per tutti: le prospettive di vita dei figli di genitori ricchi e istruiti sono molto migliori di quelle di chi ha genitori poveri e meno istruiti. Negli Stati Uniti, ad esempio, le prospettive di un giovane, pur figlio di una famiglia svantaggiata, che va bene a scuola sono molto meno promettenti di quelle di un figlio di famiglia benestante che, però, trascura lo studio. Fino a qualche tempo fa, gli economisti e gli altri studiosi delle scienze sociali cercavano di giustificare queste disuguaglianze con la teoria della «produttività marginale», secondo cui i redditi degli individui corrispondono al loro contributo dato alla società. Tuttavia, se guardiamo anche solo superficialmente all’evidenza dei fatti, vediamo che nessuno degli individui che hanno dato i maggiori contributi alla nostra società - per esempio, attraverso le invenzioni del laser o del transistor o della scoperta del Dna - sono tra i più ricchi. Viceversa, vediamo che tra i più ricchi vi sono molti che hanno ottenuto il loro denaro grazie allo sfruttamento del loro potere di mercato e delle loro connessioni politiche.

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