Il sapore dello Spread!

di Claudio Pisapia

In un eccesso di semplificazione potrei invitarvi a prestare più attenzione alla produzione di pomodori, patate e verdure piuttosto che all’alzarsi dello spread. Perché semplicemente non ho mai capito che sapore possa avere lo spread e di sicuro, comunque, allo spread preferirei la “pastasciutta”.
Anche la qualità dell’acqua e dell’aria ha la sua importanza e non per il futuro, ma fin da subito, perché respiriamo in continuazione e altrettanto dicasi per il bere.

Certo il futuro non vorrei dimenticarlo nelle mie semplificazioni e proprio per questo l’attenzione deve essere viva anche sulla qualità dell’istruzione per i nostri figli: pensare a come formare gli insegnanti e poi costruire buone strutture dove farli apprendere con dignità. Accoglienti, includenti, magari dando lo stesso a tutti perché tutti insieme sono il nostro futuro.

E lo spread? Beh certo, quello da le sue preoccupazioni. Sta crescendo ed è arrivato a 180 il differenziale con i temutissimi Bund teutonici a cui ci paragoniamo in questa ‘singolar tenzone’. Significa che paghiamo più interessi sui BTP, sono saliti al 2,2%, ma questo succede non perché ce n’è bisogno sul serio, per riflessi di vita quotidiana, ma solo perché per esempio le grandi banche di investimento magari potrebbero non gradire l’eventuale vittoria di un ‘no’ al prossimo referendum. Perché? Perché la Costituzione italiana, se applicata, andrebbe a favore degli interessi per cui è nata, cioè quelli dei cittadini che quasi mai si identificano con quelli delle banche. E forse addirittura metterebbe un freno ai grandi interessi dei liberi capitali e della finanza.

E allora cosa fa la finanza per dimostrare la loro contrarietà alla democrazia e alle libere scelte?
Semplice, non li comprano più (i BTP) o vendono quelli che hanno già in pancia oppure Draghi comincia a dire che, forse, si potrebbe interrompere il Quantitative Easing, cioè potrebbe smettere di comprare anche lui i BTP (ma in realtà basta anche solo annunciarlo per avere gli stessi effetti).
Se Draghi lo dice, o lo pensa e gli scappa, e se le banche che possono comprare titoli di stato sul mercato primario (sono poche in fondo, ma molto potenti) lo dicono, o fanno filtrare l’informazione, le agenzie di rating si regolano di conseguenza e degradano il debito di uno Stato e l’effetto è sempre quello: lo spread sale, che noia.


Ma altri fattori incidono sullo spread, Trump ovviamente è uno di questi. Cosa mai farà nel futuro? Metterà i dazi alla Cina, potenzierà l’industria interna, importerà più acciaio o naftalina? Tutto questo muove il mercato, le azioni, le borse i titoli, le scommesse e lo spread sale oppure scende oppure non si sa. Del resto le scommesse sono scommesse, c’è chi guadagna e chi perde. Purtroppo noi persone comuni, dei pomodori e delle patate, non scommettiamo ma subiamo gli effetti dello spread di cui non sappiamo nemmeno che sapore abbia.

E c’entra anche la FED? Certo. Alzerà i tassi sembra. Manovre di politica economica, ci sta tutta. Ma se alzi i tassi succede qualcosa per forza, per esempio che potrebbe salire l’inflazione e allora meglio vendere i BTP decennali. E lo spread anche qui si alza.

Ma come rientra poi lo spread nella tua vita? Se lo spread si alza e si pagano più interessi sul debito che lo Stato è costretto a fare per poter finanziare le attività di pubblico interesse è un tuo problema. Perché lui deve chiedere più soldi ai suoi cittadini per far quadrare il bilancio e quindi deve aumentarti le tasse o offrirti meno servizi. Quindi lo spread ecco che diventa più importante della verdura per i cittadini? Dipende, come sempre!



Se lo Stato, il Governo, i Ministri e i Deputati hanno fatto la scelta di rendere più importante il denaro e gli interessi finanziari rispetto alle reali esigenze di vita quotidiana delle persone, allora sì. E se per fare questo hanno imposto che i BTP fossero la nostra fonte di finanziamento e che dovessero essere venduti solo alle banche e ai mercati, allora ancora sì. Se poi ci hanno imposto una eurozona dove non hai nemmeno lontanamente il controllo della banca centrale attraverso la quale ti finanzi in nome del libero mercato, allora di nuovo sì.

Ma operando in questo modo hanno invertito l’ordine naturale delle cose, hanno fatto dello Stato una scatola vuota senza reali poteri di controllo sull’attività economica ad uso e consumo dei grandi interessi, quelli che sanno dare un sapore anche allo spread.

Ma può fare davvero male lo spread? Dipende. Perché la moneta, i soldi servono a tutti se ci sono e se si fanno girare. Servono al capitale e alla finanza se si fa finta che sono pochi e che vanno razionati cioè trattati proprio come i pomodori e le patate in tempo perenne di carestia. Se vuoi rendere prezioso un bene devi farlo diventare scarso e far si che la gente combatta per averlo. Ma la moneta non nasce come bene, non lo è per niente. Siamo noi che lo pensiamo e solo perché crediamo supinamente in quello che ci dicono. La moneta è talmente abbondante che non la si stampa più, non serve, si crea schiacciando tasti.


Chi lo dice? Basta cercare qualche intervista dei banchieri centrali come lo stesso Draghi o l’ex della FED Ben Bernanke o l’ex della Banca d’Inghilterra Sir Mervyn King. Insomma chi sa lo dice, perché non ascoltiamo? Forse non ci rendiamo conto della portata di tali affermazioni, basterebbero a fugare tutti i dubbi. Purtroppo i primi a non capirli sono i giornalisti che fanno diffusione di notizie, per cui non gli danno la stessa importanza, ad esempio, del profugo che pulisce i giardinetti all’angolo della stazione di Ferrara o alla busta con indirizzo sbagliato inviata da Renzi in Palestina.

Si possono fare le cose diversamente? Certo. Basterebbe riappropriarsi dei poteri di controllo, delle leggi che sono state abolite e che andavano tenute, rivedere con spirito critico tutto ciò che si è fatto dagli anni ’80 e rimettere in discussione tali politiche economiche. Ah, ovviamente cambiare questa classe politica che non è interessata alle esigenze reali della popolazione, ad aumentare l’occupazione mantenendo i diritti, a fornire i servizi pubblici, ad aumentare gli insegnanti di sostegno, a rinforzare i tetti delle scuole.

Il punto è che tutto, se visto dalla giusta angolazione, appare come un gioco, e lo è. Bisogna decidere se siamo ancora interessati a continuare a far parte di esso e in maniera così passiva. È solo un gioco, niente di più. E lo spread serve per ricordare chi comanda, almeno finché tutti saranno convinti che la loro arma, la moneta, sia più importante dei pomodori, delle patate e dell’istruzione.

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