Banche Centrali e prestiti


di Claudio PISAPIA

E’ chiaro oramai e lo abbiamo detto tante volte che quella che stiamo vivendo è una crisi da scarsità di moneta. L’Europa è colma di beni e potenzialmente potrebbe offrire servizi a tutti i suoi cittadini ma la gente non ha sufficienti risorse per arrivare a questi beni e gli Stati, ridotti ad aziende fallimentari, non hanno risorse per offrire quei servizi.
E questo non è valido solo per l’Eurozona, dove ovviamene il problema si acuisce sempre di più, ma per la maggioranza dei Paesi del mondo. Fuori zona euro si riesce almeno a constatare livelli di disoccupazione ad una cifra o addirittura con percentuale che si conta sulle dita di una sola mano (non considero certo le condizioni, ma comunque), da noi nemmeno questo è possibile.

Il nostro sistema si affida completamente ai mercati, alle banche, ai movimenti di borsa e i guardiani del sistema sono le Banche centrali. Questi sono nominalmente dipendenti dagli Stati e normalmente sono i Governi che ne eleggono i governatori, ma di fatto operano  in un sistema completamente distorto e costruito in modo che il primo impatto di qualsiasi loro azione passi sempre attraverso operatori finanziari e solo in seconda battuta arrivino contraccolpi all’economia reale.

Evito di parlare delle operazioni di Quantitative Easing che abbiamo trattato ampiamente e che stiamo continuando a seguire con Fabio Conditi e Moneta Positiva, nonché con i tanti interventi di Giovanni Zibordi. Faccio rilevare che nonostante siano stati dati alle banche commerciali miliardi di euro si è visto una diminuzione della concessione di prestiti a famiglie e aziende di circa 400 miliardi. Contemporaneamente queste hanno comprato loro azioni sul mercato per la stessa cifra. Potrebbe sembrare strano se semplicemente non si considerasse il fatto che le banche sono delle aziende e come tali fanno i loro interessi e quindi si preoccupano di non far calare il valore delle loro azioni che danneggerebbero i loro azionisti e soprattutto i loro amministratori delegati.

Difficilmente una Banca Centrale oggi potrebbe fare gli interessi dei cittadini o decidere in autonomo politiche di direzione politica. Del resto non è il suo lavoro. Se da una parte risulta indispensabile una Banca Pubblica che faccia una politica monetariaindipendente dall’altra nell’attuale sistema non potrebbe funzionare senza una riforma preliminare delle banche commerciali, in termini di cosa possano o non possano fare e un ritocco al ribasso delle loro dimensioni.

Specifico subito che indipendente significa “indipendente dai mercati finanziari e dai suoi operatori” e non indipendente dagli Stati. Anzi una Banca Centrale / Pubblica deve dipendere dallo Stato e operare secondo le sue direttive. Le politiche monetarie che essa mette in atto dovrebbero essere finalizzate ai bisogni dell’economia reale che solo uno Stato può e deve intercettare in nome dei suoi cittadini.

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