Questa strana sinistra e il potere!

di Claudio PISAPIA


La Sinistra, per essere almeno un po’ di sinistra, dovrebbe prestare meno attenzione agli interessi del potere delle imprese e degli affari. Come si fa ad essere di sinistra e citare come esempio di successo chi delocalizza, chiede maggiore libertà di licenziamento, allarga la forbice della diseguaglianza, vive di finanza deregolarizzata e poi aumenta l’Iva e diminuisce le aliquote Irpef?
E la Sinistra dovrebbe prestare attenzione alla gestione democratica dello Stato, ad una distribuzione leale e condivisa del potere, piuttosto che aumentare le distanze tra chi gestisce la cosa pubblica e i cittadini. Quella che conosciamo promuove invece riforme elettorali e contemporaneamente riforme costituzionali che accentrano il potere.

La Sinistra dovrebbe lottare per una equa distribuzione del reddito, anche attraverso politiche sociali di sostegno alle classi meno agiate o in difficoltà. Promuovere assistenza e non tagliarla, garantire abbastanza posti letto negli ospedali, aiutare i disabili con interventi ad hoc e le vecchiette ad attraversare la strada.
Darsi da fare per diminuire la disoccupazione ma senza diminuire diritti pretendendo magari che lo Stato diventi “datore di lavoro di ultima istanza” e promuovendo opere e spesa pubblica per rimettere in moto l’economia quando si blocca.
E la competizione? In quali termini dovrebbe occuparsene la Sinistra, o dovrebbe invece inseguire la cooperazione e lo sviluppo sostenibile rifiutando gli schemi di una globalizzazione malata, che fa vincere chi produce peggio e a minor costi, chi delocalizza dove si pagano meno tasse e si sfrutta lavoro non sufficientemente garantito?
Gaber diceva “il pensiero liberale è di destra, ora è buono anche per la sinistra” e infatti la sinistra privatizza e dà in gestione pezzi di Stato ai privati ovvero attua operazioni liberiste di sinistra. Eliminati allora Prodi, Amato, Andreatta e Renzi che a volte hanno fatto finta di esserlo. E poi come si fa ad essere di sinistra ed essere in armonia con l’interesse economico predominante? È una contraddizione in termini, specialmente se poi limiti apertamente il sindacato che dovrebbe aiutarla, in un mondo perfetto, per diminuire la forbice della diseguaglianza tra operai e capitalisti.
Allora di sinistra ci resta “la mortadella”, Guccini e quella sensazione strana che ci fa indignare quando i bambini muoiono nel Mediterraneo perché scacciati dalle loro terre dalle guerre e dal debito creati dagli interessi finanzcapitalisti che a volte vincono premi Nobel.
Di proprietà della moneta la sinistra non ne parla molto e lascia fare alla destra. E nemmeno di usura parla mai, ma si occupa invece di debito elevandolo a peccato, come i tedeschi, e facendo in modo che attraverso sudore e sangue dei suoi cittadini venga ripagato fino all'ultimo euro, dovesse costarci anche il Colosseo. Chissà perché mai la proprietà pubblica, democratica e popolare della moneta non può essere di sinistra anzi invisa al punto da privatizzare dal 1992 tutte le banche di interesse nazionale e quelle di diritto pubblico. E le banche, si sa, creano più del 90% della moneta in circolazione, il credito, attraverso i prestiti che quindi diventano subito debito. In pratica la sinistra di allora ha creato l'infrastruttura per la creazione del debito che la sinistra di oggi ci costringe a ripagare.
E poi, chi decanta la fine delle ideologie in favore del pensiero unico, liberista e conformista, non è di sinistra e smentisce se stesso.
La Sinistra oggi non è rappresentata perché l'impegno di quella al comando oggi non è la gente, e perché la società che sta realizzando è una società divisa tra ricchi e poveri. E i poveri di oggi sono quelli che vivono di stipendi troppo bassi e di “tutele crescenti”. Hanno poco tempo per riflettere di politica e ragionare sul loro futuro perché devono sbattersi per arrivare a fine mese mentre i loro figli frequentano una scuola che non dà strumenti ma voti e detta le differenze tra bravi e poco bravi, una scuola costretta ad inseguire la competizione e non ha più tempo né voglia di insegnare accoglienza, condivisione e cooperazione.

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