Le buste arancioni!

di Claudio Zanasi

Ma le famose “buste arancioni”, perché mai ce le avrà inviate il signor Boeri (Tito)?
A chi può interessare sapere che fra 30 o 40 anni, la propria pensione ammonterà agli odierni 700-900 euro mensili? Sapendo che, probabilmente, da qui a quella data vi saranno altre quattro o cinque riforme pensionistiche, e i parametri con i quali oggi le calcoliamo, saranno stati modificati e assoggettati ad altra (sicuramente più punitiva) legislazione?
Forse il buon Tito ha seguito un proprio umanitario impulso nato dal suo animo di buon samaritano?
O forse piuttosto l’intento è quello di generare nella platea dei pensionandi, un sentimento di preoccupazione ed ansia?
Ansia che lo stesso Tito, nonchè il ministro Padoan, hanno cercato prontamente di lenire, fornendoci due “rassicuranti” soluzioni per assicurarci un futuro sereno.

La prima: chiedere un prestito a banche, prima dell’uscita dal lavoro, da restituire con comode  rate mensili prelevate da dove? Ma dalle nostre future e “laute” pensioni, naturalmente!
La seconda: fornirci  un’ Assicurazione sulla vita da pagare mensilmente con i soldi tratti dai nostri “lauti” stipendi attuali ad iniziare da subito, e per i prossimi 30 o 40 anni!
Due belle soluzioni, non c’è che dire! Un altro regalone a banche e Assicurazioni, tanto per cambiare.
L’INPS fu fondato nel 1933 dallo Stato con l’esclusivo intento di fornire ai lavoratori, fino ad allora completamente indifesi una volta terminato il rapporto di lavoro, un sostegno economico, onde evitare una vecchiaia da mendicanti. Con le prospettive e le proposte di Tito, l’INPS, verrà gradatamente affiancato e successivamente sostituito dal sistema finanziario privato di banche e Assicurazioni. Ma ciò avverrà non prima di aver assicurato a questi  organismi la totale certezza della reddittività dell’acquisizione.
E per ottenere ciò, il Governo sta alacremente lavorando da una parte su tutti i parametri statistici, al fine ultimo di rendere sempre più oneroso per gli assistiti (futuri clienti) l’accesso alla tanto sospirata pensione, e dall’altra, per diminuire sensibilmente i costi a carico dell’Ente erogatore, ora INPS (in futuro Black Rock?).
Quindi, dopo aver cancellato dal vocabolario previdenziale  parole come “pensione di anzianità” e “quote”, la tattica è quella di mantenere due sole tipologie di Previdenza: la pensione di vecchiaia, e la pensione “anticipata”, quest’ultima fortemente penalizzata per  ogni anno di “anticipo” e intervenire su parametri quali: sistema “contributivo” e “retributivo”, dando ovviamente la preferenza al primo dei due, decisamente più penalizzante per i futuri “assistiti-clienti” e sulla “speranza di vita” che tutti credono essere la “vita media”, ma come vedremo fra breve non lo è.
Vi risparmio il balletto delle cifre e dei calcoli; un universo inestricabile da cui solo un esperto del settore può uscirne capendoci qualcosa, e vi fornisco invece il principio informatore di carattere generale:
“Pensione di vecchiaia”. L’assistito, giunto ad una determinata età, aveva diritto, con minimo 20 anni di contribuzione, ad un trattamento pensionistico. Ritenuto troppo oneroso, sono stati aumentati i requisiti di età anagrafica:  minimo 67 anni, MA collegati alla “speranza di vita” (vedremo dopo).
“Quote”: la pensione veniva calcolata sul montante costituito dalla somma matematica fra l’età anagrafica e gli anni di periodo contributivo. Quando è andato in pensione lo scrivente (2006), la “quota” era 90 (es: 55 anni di vita + 35 di contribuzione. Eliminate! Ritengo per evitare imbarazzanti confronti, poiché oggi la quota si sta progressivamente avviando verso  “115” in costante ascesa! Vale a dire( 73+42) Lo stesso Boeri ha parlato di pensione a 75 anni!
“Sistema retributivo”: la pensione veniva calcolata sulla media degli ultimi stipendi percepiti. Eliminato!
“Sistema contributivo”: la pensione viene oggi calcolata sul totale dei contributi versati, rivalutato: Approvato, ovviamente!
Morale della favola, ma penso che ci siamo arrivati tutti ad intenderlo: AUMENTANO i requisiti d’età anagrafica e del periodo contributivo,  e DIMINUISCONO i coefficienti  in base ai quali viene calcolata la Pensione.
Ed infine  un’ultima “chicca” contabile, tanto più nefasta e odiosa poiché  famosissima, ma completamente ignota ai più: La “speranza di vita”, che comunemente viene lasciato intendere  essere la” vita media”, ma che in realtà è ben  altra cosa. Ed è quel parametro sul quale verranno “aggiornate” le future pensioni.
Lo vediamo nello specifico:
La vita media (vm) e la speranza di vita (sdv), coincidono solo alla nascita, ma ciò non significa che siano la stessa cosa. Mano a mano che l’individuo cresce, la sdv viene calcolata solo sui superstiti.
Questo calcolo esclude quindi  tutte le persone pre-morte, ad esempio a 10, 30, 50 anni, e così via e l’età del loro decesso, per forza di cose nettamente inferiore a quella dei sopravvissuti, non fa  “media” con quella dei superstiti, evitando così di abbatterne il valore assoluto.
Facciamo un esempio:
Maschi italiani 100 soggetti, vita media :80 anni.  80X100= 8000 anni in totale. ALLA NASCITA.
Ipotizziamo UN solo decesso a 10 anni. Il calcolo per i superstiti assume già un altro valore. Infatti:
8000-(1X10)= 7990;    7990/99 (superstiti) = 80,70. Cioè : 80+ (0,70X12 mesi)= 80 anni e 8 mesi circa. Con un solo decesso a dieci anni, la sdv è aumentata di ben 8 mesi per tutti gli altri.
Continuiamo: a 30 anni, muoiono (per comodità di calcolo tutti a 30 anni esatti) altri 4 soggetti:
7990-(4X30)=7870;     7870/95 = 82,84  = 82+ (0,84X12) = 82 anni e 10 mesi circa.
A 50 anni esatti muoiono altri 6 soggetti: 7870-(6X50)= 7570; 7570/89= 85,05 = 85 anni e 1 mese circa.
Giunto all’età pensionabile, il nostro cliente, si troverà ad avere un’ aspettativa, o speranza di vita di 5/6 anni superiore alla vita media, e dato che l’età pensionabile si calcolerà su di quella, AGGIORNANDOLA ogni due anni, è del tutto presumibile che gli verrà spostata ulteriormente in avanti l’età di pensionamento (come la carota con l’asino). Per le nostre gentili consorti, il discorso sarà ancora più drammatico, poiché la speranza di vita delle femmine è tre-quattro anni più alta di quella dei maschi.

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