Cosa dicono i numeri? quello che ci pare, ovviamente!

di Claudio PISAPIA

Un po' di cifre:

Debito pubblico americano = dai 5.000 miliardi di dollari del 2000 ai 19.300 miliardi odierni.
Debito totale (pubblico + privato) = 63.500 miliardi di dollari (ed era di 28.600 nel 2000).
Deficit= nel 2009 fu 1.400 miliardi mentre nel 2015 è stato “solo” di 438 miliardi.
Bilancia commerciale dal 2000 ad oggi = deficit commerciale di oltre 8.600 mld. Se si considerano solo i beni reali dal 2000 un disavanzo di 10.500 mld
Continua la stampa di soldi. Il bilancio della FED è passato da 860 mld del 2007 a circa 4.500 mld di oggi.

Questi numeri dimostrano in primis che la sostenibilità del debito è sempre politica e avviene oltre che con le politiche di QE interne anche per il fatto che dall’estero comprando i T-Bond (titoli di stato americani). Circa 6.000 mld sono infatti all’estero (la FED ne ha 2.500 mld).

Giochiamo un po' con i pensieri, perché ci hanno ben insegnato che con i numeri ci possiamo fare quello che vogliamo...


In pratica se volessimo considerare gli USA come un’azienda dovremmo constatarne il fallimento di fatto. Spende molto al di sopra delle sue capacità e compra dall’estero molto di più di quello che si potrebbe permettere stampando moneta o prendendo prestiti attraverso i T-Bond. Insomma altro che Weimar o Zimbawe! molta di questa spesa va in armamenti e per sostenere le basi in giro per il mondo, quasi una specie di monito a non vedere ciò che i numeri impietosi dicono. Dei 6.000 miliardi di dollari di T-bond detenuti all’estero, la Cina ne ha 1.250 ed il Giappone 1.100, tutte promesse di pagamento che diventerebbero quello che sono, carta straccia, se davvero ci fosse una dichiarazione di fallimento. Forse per questo la Cina investe in ogni cosa per far diventare quella carta città, tecnologia o altro. E forse per questo il Giappone, nonostante i suoi guai, è costretta a emettere in continuazione yen perché se si apprezza troppo esporterebbe di meno in USA, chissà!

Politica dunque.

Il mondo non è preparato ad un default del genere e di certo non lo vogliono gli americani che continuano a riversare sugli altri i loro deficit. Ma dove sarebbero disposti a spingersi? Forse è questo che teme anche l’Europa che continua ad assecondarne i voleri.


Ha ragione anche Trump quando dice che uno Stato che è proprietario della sua moneta non può fallire o anche Mori quando elenca le tre fondamenta di uno Stato che lo tengono al sicuro dai default e ovviamente la MeMMT o Moneta Positiva. Uno Stato che ha la possibilità di stampare e controllare la sua moneta non può fallire. Ma c’è un limite a questo? Uno Stato sovrano ha sempre la possibilità di ricomprarsi il suo debito pubblico estero per non creare tensioni internazionali e magari rinegoziare o congelare quello interno fino a recupero dei fondamentali. In questo caso gli USA dovrebbero stampare 6.000 miliardi di dollari e far sparire i T-bond esteri, cioè monetizzare il debito estero, cioè ritirare delle promesse di pagamento future e dare in cambio dollari spendibili subito. Ma da cosa sarebbero collateralizzati 6.000 miliardi di nuovi dollari? Sul suolo americano non ci sarebbero immediatamente nuove merci da comprare a fronte di quei nuovi 6.000 miliardi per cui ci sarebbe subito una bella inflazione (6.000 dollari in più rispetto alla stessa quantità di merci e servizi disponibili). E non li potresti spendere in giro per il mondo perché sarebbe oramai una moneta svalutata nei fatti.

Diventerebbero un problema quell’enorme deficit della bilancia commerciale di 8.000 miliardi di dollari. Pensare che per noi già sono un problemone 30 miliardi di euro e guardiamo alla Germania con i suoi 300 miliardi di surplus!
Il mondo non sarebbe più disposto a vendere i suoi beni agli USA a fronte del pagamento con una moneta che non varrebbe quasi più niente, ma del resto dove piazzare le merci prodotte considerando che essi rappresentano lo sbocco principale di tutte le esportazioni mondiali? E cosa dire poi del fatto che tanti fondi pensione che hanno investito in Titoli di Stato si vedrebbero dimezzati i loro risparmi? Quale Presidente si prenderebbe una responsabilità del genere?


Insomma mi sembra che il mondo si regga su una specie di tanto meglio tanto peggio, più o meno come nei primi periodi di Hitler. Lo si lasciava fare perché si pensava forse si sarebbe fermato, soddisfatto di qualche piccola conquista a spese dei paesi limitrofi (meglio loro che noi probabilmente pensavano allora gli inglesi e i francesi!). Poi alla fine si dovette intervenire per forza di cose. E adesso?
Adesso assecondiamo questa pazza idea di economia mondiale a traino a stelle e strisce che dice dove e quando intervenire, chi sono i nemici, quale Stato è da sanzionare e in generale cosa fare. Una economia sempre meno reale e sempre più finanziaria perché alla continua ricerca di mezzi per poter comprare quello che in realtà non si potrebbe.

E in mezzo l'Unione Europea e l'euro appaiono sempre più una loro necessità più che una nostra.

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