Accredito pubblico e monetizzazione dell’operosità dei cittadini (?)

 di Claudio PISAPIA

Parole e frasi hanno un significato e una funzione, quella di trasmettere un messaggio. Molte volte la funzione diventa predominante rispetto al significato e riesce persino a eliminarne il senso originario quando veicolata da persone carismatiche o dotate di potere mediatico. Ad esempio il significato proprio di “missione di pace” farebbe pensare ad un’allegra missione di buontemponi armati di bandiere multicolore che vanno in giro a consegnare ramoscelli d’ulivo. In realtà oggi è ovviamente un diverso modo per indicare lo spostamento di soldati e armi in terre lontane, il significato delle parole è soppiantato dalla loro funzione che è quella di far passare quello che si fa, che potrebbe risultare difficile da far digerire, con quello che si dice, che viene addolcito e diventa molto più facile da condividere.

Austerità espansiva” dovrebbe significare espandere le austerità, cioè aumentare o esasperare le misure di miglioramento delle condizioni di salute di un foglio di bilancio a prescindere dagli effetti che ciò genera nelle condizioni di vita delle persone reali. Invece il messaggio che politici non statisti hanno inteso veicolare è che l’austerità espande non se stessa ma la crescita, cioè: attraverso la diminuzione dei posti letto negli ospedali, l’innalzamento dell’età pensionabile, il peggioramento generalizzato dei servizi al cittadino, si può arrivare a stare tutti meglio.

Oppure la frase: uno “Stato deve comportarsi come un buon padre di famiglia” che in realtà non ha nessun significato a meno di non voler credere anche agli asini che volano. Lo Stato è un’entità giuridica non una persona fisica e la sua logica sarebbe di comportarsi in maniera opposta: per assicurare il benessere dei cittadini deve spendere, non risparmiare. Quando spende, infatti, ottiene come risultato l'aumento dei redditi e dei risparmi dei cittadini mentre quando risparmia ottiene l'effetto contrario.
Il punto è che la frase veicola un messaggio potente e di facile presa, cioè che uno Stato è un padre di famiglia e che così deve comportarsi, deve spendere esattamente quanto incassa dalle tasse, pareggio di bilancio, o addirittura di meno, surplus di bilancio. E, di conseguenza, che se uno Stato non si comporta in questo modo e fa un deficit, cioè spende di più di quello che incassa, oppure ha un debito troppo alto (o presunto tale) si comporta da sciupone ed è giusto sia punito dalle entità sovranazionali poste a controllo.

Anche “default dello Stato” avrebbe senso solo in determinate condizioni, ovvero quando gli si toglie una delle proprietà che lo contraddistingue come tale. Non si può parlare di Stato se lo si mette in condizioni di fallire, cioè se si elimina il popolo, o il territorio o la sovranità. Qualche anno fa il Presidente Obama fu costretto a rientrare dalle vacanze perché gli Stati Uniti avevano raggiunto la soglia del fiscal cliff, cioè il tetto massimo consentito per decreto del debito. Lui rientrò ed alzò, sempre per decreto, quel tetto e gli USA non fallirono a dimostrazione che una cosa sono i bilanci statali, altra cosa la realtà e cosa può o non può fare uno Stato sovrano.

Nei primi anni '90 anche noi eravamo ancora in larga misura come gli Stati Uniti ma fu lanciato l'allarme default dello Stato, ovviamente dando un significato ad una frase che non ne aveva, a favore del messaggio di incutere timore e poter avviare l’era delle privatizzazioni. In quegli anni era già stato oramai ceduto il controllo della Banca d’Italia ai mercati e quindi la capacità dell’emissione della moneta legale, si continuò cedendo ai privati la creazione del credito, cioè la maggior parte del denaro che usiamo, attraverso la trasformazione in Spa delle banche di interesse nazionale e di diritto pubblico.

Significati stravolti, aggiornati alla visione della realtà che si vuole rappresentare ed ai mezzi che si hanno per poter veicolare il messaggio che si vuole infondere nelle persone.

Linguaggio di orwelliana memoria per cui diventa tutto una finzione basata sulla costruzione di asimmetrie culturali e informative che, attraverso la distruzione dei significati, fanno diventare parole e frasi solo un mezzo per trasmettere dei messaggi che non hanno niente a che fare con la loro origine.

Pensate se invece di usare” razionalizzazione delle risorse” si cominciasse a dire licenziamenti oppure invece di “delocalizzare” si dicesse che grazie alle leggi permissive ed elaborate allo scopo di aggirare le tutele dei lavoratori nazionali si portano le aziende in paesi dove si possano pagare meno tasse, i salari sono più bassi e ci sono meno controlli sull’attività finanziaria.

In questo modo avremmo più chiara la dimensione dell'inganno e avremmo ancor meno simpatia per chi queste cose le permette!
E in tale asimmetrico contesto come far passare il messaggio che l’accredito pubblico è quella spesa accumulato da uno Stato per portare l’acqua e l’energia elettrica nelle case di tutti? Per sviluppare i progetti per il web o l’iphone oppure per le cure contro il cancro? Per permettere ai cittadini di avere un risparmio che a loro servirà per dare un futuro migliore ai propri figli perché ad uno Stato non serve assicurarsi il “suo” futuro, non è reale. Reali sono i bisogni umani.

Accredito pubblico se volessimo avere una visione umana della società e volessimo far passare un messaggio di crescita, prosperità e di un futuro alla portata di cittadino. Oppure debito pubblico per una visione di stagnazione, crisi, banche fallite e risparmi violentati. Quasi di vergogna, per un futuro a portata di finanza speculativa. Accredito o debito a seconda di come si vuole vedere il mondo o il bicchiere, il primo rende liberi, il secondo schiavi nel campo di cotone.

E questo messaggio veicola a sua volta quello di monetizzazione dell’operosità dei cittadini perché la capacità di spesa di uno Stato è commisurata a quanto riescono, possono o vogliono produrre le persone. E queste persone per poter sviluppare, scambiare, muoversi hanno bisogno di misurare le proprie attività che lo Stato dovrebbe monetizzare cioè fornire quello strumento atto a farlo con coscienza e grandi capacità perché sbagliando i calcoli potrebbe provocare fenomeni non desiderati, come l'inflazione attraverso una sovrastima delle potenzialità, o deflazione, se la stima fosse in difetto. Questo è, nulla di più!

In effetti facciamo molta fatica ad identificare con parole quell’operazione attraverso la quale lo Stato immette liquidità nel circuito monetario a differenza di quando la toglie. Cioè quando tassa o fa l’imposizione fiscale, parole che appunto ben conosciamo.

Eppure la monetizzazione dell’operosità dei cittadini è un messaggio che contiene davvero il suo significato e andrebbe usato. Perché non inganna, dice quello che è, mentre spesa a deficit non rende pienamente onore all’operazione. E’ il cittadino, la persona, l’essere umano che conta veramente e la trasformazione dei significati in messaggi fuorvianti serve per farne dimenticare la centralità in un sistema sociale, allontanarlo dalla sovranità del suo essere cittadino spostando l’attenzione su fogli di bilancio ed evanescenze sovranazionali ma anche sovrumane.

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