Allegra sintesi del "trentennio aureo"

di Claudio PISAPIA

Dopo la seconda Guerra Mondiale ci fu un periodo di circa trent’anni che qualcuno ha definito trentennio glorioso oppure aureo o d’oro. Insomma un bel periodo di crescita ininterrotta, ancora senza fenomeni inflazionistici.

In effetti dopo le distruzioni della guerra ci fu da ricostruire e rifornire le famiglie di ogni ben di Dio. La gente non aveva niente e quel niente andava colmato con frigoriferi, mobili, radio e poi televisori. Terreno fertile per le politiche Keynesiane che guidarono la rinascita del mondo occidentale, compreso il Giappone. Nessuno protestava per l’intervento dello Stato che sosteneva la domanda attraverso il sostegno alle politiche industriali e con il nascente “Stato Sociale”.

Negli anni 50 e 60 il capitalismo è costretto a dividere i guadagni con gli operai e in quel periodo probabilmente non gli dispiaceva. Elargire, per la prima volta nella storia, dei salari degni di questo nome che permettessero agli operai di comprarsi le merci che producevano rendeva possibile un circolo virtuoso che in fondo faceva stare bene tutti.
Il sindacato era potente e faceva il suo lavoro (magari i vertici non guadagnavano quello che guadagnano adesso e non passano dal sindacato alla politica, forse, non ricordo…) e le agitazioni degli anni ’60 portarono allo Statuto dei Lavoratori del 1970 e alla scala mobile nel 1975 che addirittura metteva al riparo i salari dall’inflazione.

In effetti non poteva durare, in particolare in un mondo che stava cambiando. Dagli anni ’70 inizia l’inflazione (Galbreith fa partire il fenomeno dal ’66, ma in Italia direi dopo il ’70) e nel 1971 gli Stati Uniti dichiararono morto il Gold Standard. Di quest’ultimo fatto il mondo non si rese conto subito ma piano piano le valute cominciarono a fluttuare parecchio e nel 1985 1 dollaro, che valeva 624 lire nel 1964, arrivò a 2.200 lire.


Nel ’73-’74 la prima delle crisi petrolifere. Gli stati occidentali, rei di essere intervenuti a sostegno di Israele, furono puniti dai Paesi Arabi con il taglio della produzione di petrolio. In Italia si sperimentano le domeniche in bicicletta! Aumento della materia prima si trasforma in aumento dei prezzi ma non crolla il mondo (oggi abbiamo il sole, i fiumi, il vento).

Ok alla fine degli anni ’70 avevamo un casino, l’inflazione che non si poteva curare con le politiche Keynesiane fatte per espandere e non per comprimere, si produceva di più di quello che veniva comprato (tutti avevano il frigorifero, la TV, la radio quindi la crescita facile dei ’50 e ’60 andava un po’ rivista). E poi non c’era più il Gold Standard, le monete fluttuavano e i salari crescevano (e questo secondo me faceva incazzare più di tutto!).

Allora che facciamo? Eccoli, arriva la Tatcher nel 1979 e Reagan nel 1981. Comincia la lotta allo Stato, perché la colpa di tutto è sua. Intervenendo nell’economia aveva fatto aumentare i salari, la spesa sociale. I capitali non potevano circolare liberamente, lo Stato faceva affari con aziende nazionalizzate e non si riusciva a creare finanza allegra con leggi come il Glass Steagall Act.

E allora basta pensare al lavoro e poi in fondo in Italia al lavoro non ci si è mai pensato seriamente visto che le percentuali di disoccupazione sono sempre state alte o troppo alte rispetto alle potenzialità. Con Mattei abbiamo distrutto l’idea di un piano industriale per l’Italia (Renzi ancora oggi ha detto che non è materia del Governo) e la politica è stata fatta in modo strano, in bilico tra interessi massonici, di parte e mafiosi. 

A un certo punto si era un po’ in bilico, da una parte permettere al mondo di svilupparsi secondo i criteri Keynesiani ma trovando soluzioni sensate ad una crescita che non poteva essere illimitata, secondo i dettami della nostra Costituzione e quindi utilizzando solidarietà, condivisione e attenzione agli ultimi oppure riportare la lancetta del tempo indietro e ricominciare a ristabilire le distanze tra salari e rendite, tra lavoro e privilegi.

Nel mezzo stragi di stato, rapimenti, uccisioni, brigatisti, scandali, e al lupo al lupo! distrazione di massa? forse ... non posso sapere tutto ...
  
E lotta all’inflazione attraverso la condanna dello Stato Sociale, dei salari, della scala mobile. Poi l’inglobamento dei sindacati nel sistema (come già detto attraverso salari e diritti tutti speciali, da politici, e porte aperte alla carriera politica dopo), all’indottrinamento delle università, in particolare quelle di economia.

Ma non è che magari c'erano altre soluzioni?


Ed eccoci qua, con la paura dei numeri e del lupo cattivo. Della Cina e della globalizzazione. E dello Stato infecciente che, questo sì, deve far paura.

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