Lettera all'uomo che conosce l'economia e fa la politica economica


Conoscere l’economia non serve a nulla se non la si comprende. E comprenderla vuol dire capire che l’economia descrive quante risorse e bisogni esistono in un dato momento storico in un determinato paese. Conoscere la politica economica non serve a nulla se non la si comprende. E comprenderla significa capire che l’economia va indirizzata al soddisfacimento dei bisogni degli esseri umani e che il contorno è solo contingenza, tristezza o felicità, dignità o barbarie,  ricchezza o povertà, libertà o schiavitù, umanità o nulla, abbondanza o privazione.
Una donna che piange il suo licenziamento, piange perché sa che la fuori non ci sarà una società pronta a sostenerla, un governo in grado di offrire dei servizi che l’aiuteranno ad andare oltre il suo momento di disperazione. E noi ci stiamo abituando, stiamo seguendo la corrente, accettiamo come inevitabile la perdita del lavoro e la conseguente scarsità indotta delle risorse materiali ma anche di quelle umane.



Quando è successo che un essere umano che bussa alla nostra porta è diventato un nemico? Forse quando ci hanno detto che non ci sono abbastanza risorse per tutti, quando ci hanno convinto che la nostra sopravvivenza è legata alla soppressione di qualcun altro. Qualcuno deve rimanere indietro perché altri possano andare avanti.
E così abbiamo permesso che arrivasse la confusione tra il bisogno inutile e quello necessario alla sopravvivenza, misuriamo la nostra felicità a seconda di quanta inutilità riusciamo a portare a casa. E siamo diventati consumatori, merce noi stessi.
E nella corsa al consumo abbiamo abbandonato l’idea di essere cittadini, appartenenti ad una comunità, bisognosi di un destino comune.
Mi piace questa lettera perché contiene umanità, perché chi scrive si accorge di cosa c’è intorno e non gli piace e lo dice. E’ un episodio, un momento che potrebbe essere ricordato oppure no, come le scene degli esseri umani al confine tra la Macedonia e la Grecia che ci raccontano di accoglienza rifiutata, come  le scene degli esseri umani sui barconi nel mediterraneo o degli esseri umani alla ricerca di cibo tra un bombardamento e l’altro che ci raccontano disperazione.
Un episodio da dedicare a chi fa dell’economia e della politica economica un pareggio di bilancio, un surplus delle partite correnti, una diminuzione dello spread, una competizione tra aziende ma non riesce a tutelare i risparmi di una vita, a ricostruire una città terremotata, a mettere in sicurezza i confini di un fiume. A chi nel benessere del Paese non mette i suoi cittadini, a chi vuole privatizzare l’acqua, la sanità, i servizi comunali, i servizi alla persona. A chi parla di beni comuni e poi li vende al mercato. A chi inganna dicendo che l’occupazione si conquista cedendo diritti. A chi non ha mai fatto la spesa dopo aver contato i soldi in tasca.
Un episodio, dei tanti, per voi!
Claudio Pisapia

La difesa delle donne

Sono pediatra e ieri, per l'ennesima volta, una madre ha pianto nel mio ambulatorio, raccontandomi di aver perso il lavoro. Operaia, precaria con un contratto trimestrale, è stata licenziata (o più precisamente, non le è stato rinnovato il contratto) dopo aver assistito per 3 giorni suo figlio in ospedale.
Purtroppo da anni, da troppi anni, assisto impotente a queste storie. Giovani madri, operaie, impiegate, “libere professioniste” a partita IVA, che perdono il lavoro dopo il parto o per assistere i loro bimbi malati, costrette talvolta ad accettare impieghi part-time di poche ore da svolgere in giorni festivi.
E sono stanca, delusa, arrabbiata, di assistere all'ennesimo teatrino dei politici, che si ergono paladini in difesa delle donne di fronte a un cartello che in modo ingenuo dichiara esplicitamente ciò che viene fatto da sempre in tutto il mondo del lavoro. Ma nello stesso tempo, gli stessi politici, che difendono la sacralità della famiglia, la dignità delle donne, la felicità dei bambini, applicano, come solerti funzionari regole che loro stessi dichiarano stupide. Solo chi difende il diritto al lavoro, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alla casa, così come dichiarato nella nostra Costituzione, difende veramente le famiglie e i bambini. E non raccontatemi la solita scusa che “non ci sono i soldi”. I soldi sono uno strumento creato dall'uomo e devono essere emessi dallo Stato per sostenere la laboriosità delle persone e per scambiare beni: il debito dello Stato è la ricchezza dei cittadini.
Sta a noi decidere quali beni siano fondamentali: il futuro dei nostri figli o le regole di un “Mercato”, che di fronte alle lacrime di una madre si volta dall'altra parte.
M. M. – pediatra di famiglia


Commenti

  1. Ciao è il mio primo commento e lo dedico a questa bellissima lettera.
    E' bella perchè unisce al particolare l'analisi delle cause.
    A me a noi l'azione ogni giorno per tanti anni in questa direzione.
    Ciao a tutti

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