Keynes stà tornando?



 Un post di Claudio Pisapia


Ultimamente si parla sempre più spesso di Keynes. Con parole diverse Il Sole24ore, Monti, Padoan e nella sua incoerenza dell’uomo al comando Renzi. Possiamo essere finalmente contenti? All’inizio del 2012 il nostro Claudio Bertoni cominciava le sue rappresentazioni de “L’Altra Faccia della Moneta” dove parlava dell’importanza della spesa pubblica, la spesa a deficit, come si chiama, e ai più tutto sembrava così assurdo. Barnard esplodeva dopo il meeting di Rimini con la MeMMT e a Ferrara riempivamo nel 2013 la sala dell’Apollo con 700 persone che venivano ad ascoltare Mosler che ci illustrava l’importanza di “allargare il deficit”, che il 3% non aveva senso e che il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini.
Ad Ottobre scorso eravamo in Piazza Ariostea con uno stand con in bella mostra uno striscione che recitava “soldi alla gente e non alle banche (Quantitative easing for the people)” e forse questo sarà l’anno, viste le premesse, in cui potremo dire che non stavamo sbagliando!

E allora gioiamo di questa rinascita del pensiero economico, anche se ai suoi albori, anche se sarà difficile da attuare perché nel frattempo sono successe tante cose. Disastri che rischiano di rendere inutili gli sforzi di quello Stato che davvero volesse sperimentare di nuovo la potenza dell’idea keynesiana di aumento della domanda aggregata.
Ma come aumentare la domanda aggregata in un sistema come quello dell’eurozona.


Le difficoltà:

-    -  La BCE con questo intento ha immesso montagne di liquidità attraverso LTRO e QE ma l’intermediario tra la BCE e la domanda aggregata sono state le banche, per cui piuttosto ha aumentato la liquidità dei mercati finanziari  (per dettagli su questo punto guardare altri post e video del Gruppo);

-   -  La spesa a deficit degli Stati dell’eurozona diventano automaticamente debito pubblico, ma non quello della ricchezza dei cittadini. Noi ci riforniamo della moneta come se vivessimo in un sistema di “gold standard without gold” quindi moneta-merce che noleggiamo con obbligo di restituzione con interessi alla BCE. A seconda dello Stato richiedente la moneta ha un costo in interessi che può fare davvero la differenza;

-    - La politica economica non è costruita ad hoc, autonomamente, per uno Stato ma deve essere coordinata con gli altri partner dove campeggiano ovviamente gli interessi dei più forti. Non vi è assistenza mutualistica tra gli Stati, ognuno deve risolvere i propri problemi rispettando però i parametri dettati da Bruxelles. In parole semplici tutti gli Stati devono operare come se fossero la Germania anche se sono la Grecia;

-    -  Le politiche keynesiane sono sempre state fatte con intervento e direzione statale come avviene in Cina (Ah, è la seconda economia mondiale!) o in Giappone (ma stanno cercando di togliere i legami tra BOJ e Ministero delle Finanze, vi ricorda qualcosa?). In Eurozona stanno letteralmente eliminando l’intervento statale in economia e realizzando i sogni neoliberisti (li chiamano “aiuti di Stato”. Mamma mia che paura);

-     -     Penso possa bastare.


Come l’aumentiamo questa domanda aggregata? Cioè come facciamo a dare più potere di spesa ai cittadini e alle aziende? … nell’Eurozona ovviamente:

-   -   La BCE dice a tutto il mondo che il suo compito non è più tenere a freno l’inflazione poiché si è accorta che l’inflazione in fondo non è una cosa così terribile da meritare tutta questa attenzione. Assume invece il compito di tutelare in egual misura gli Stati “soci” e quindi compra, ad interesse concordato e a seconda dello scopo che vuole raggiungere, tutti i Titoli di Stato da questi emessi e rimasti invenduti sul mercato (cioè fa quello che si chiama “compratore di ultima istanza”);

-     -  Il Parlamento Europeo, che è stato democraticamente eletto, si fa carico della tutela dei lavoratori dell’area euro per cui procede a difendere i prodotti interni con opportuni dazi sulle merci scadenti provenienti dall’esterno che costringono le nostre aziende a chiudere e a licenziare. Promuove le aziende locali a seconda della vocazione territoriale anche con opportuni incentivi. Impedisce la concorrenza spietata delle multinazionali all’interno della zona euro;

-   - Il Parlamento Europeo emana leggi perché ci sia assistenza mutualistica tra i Paesi aderenti per cui si tende all’eliminazione dei deficit di bilancia commerciale con opportune azioni di compensazioni multilaterali (ve l’immaginate un mercato del genere? Le eccellenze europee che si sviluppano insieme, in maniera mutualistica e cooperativa);

-    -  La concorrenza delle nostre grandi aziende viene limitata all’interno dell’eurozona ma è libera all’esterno (questa l’ho copiata dalla BOJ, era la politica che faceva negli anni ’60 e ’70 al tempo del miracolo economico!);

-          Penso possa bastare.

Dunque dopo:

-         - politica monetaria 1: ovvero tassi di interessi zero
-         -  politica monetaria 2: ovvero alleggerimento quantitativo (emissioni monetarie a go go        della BCE), si invoca:
-        -  politica monetaria 3: ovvero aumento della domanda aggregata e spesa pubblica, ma non si capisce come farla!

Ma chi dovrebbe poi farla la politica monetaria 3? Gli stessi che hanno sbagliato il primo e secondo tempo? Quelli che ieri osannavano austerity, pareggio di bilancio, tagli dei servizi e facevano chiudere le aziende per mancanza di credito?

Oppure quelli che “il problema è la Cina”, “la competitività”, “l’innovazione”. O anzi quelli che “il risparmio viene prima degli investimenti”, “lo Stato deve restare fuori”, “il mercato si aggiusta da solo”, “solo in Corea del Nord e a Cuba lo Stato controlla la Banca Centrale”.

Un pensiero felice:

“Non c’è nulla di più vergognoso e stupido che mettere a capo delle Istituzioni dei banchieri. Dobbiamo trovare il modo per liberarcene” Ida Magli



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