Sul debito, deficit e pareggio di bilancio

“Un disavanzo maggiore oggi significa tasse più alte domani” cioè “tanto più spendiamo oggi – come Stato – tanto più le future generazioni saranno indebitate”.
Per Warren Mosler queste preoccupazioni  rappresentano la ‘seconda innocente frode capitale’, ma cosa vuol dire esattamente? Proviamo a spiegarlo.
La gente oggi affronta il problema del debito pubblico in termini di quanto debito ogni bambino contrae per il semplice fatto di essere nato in un Paese con un elevato debito pubblico. Eminenti economisti o presunti tali per attirare attenzione giocano con queste cifre.

Evento organizzato dal Gruppo Cittadini Economia di Ferrara il 20 giugno 2013


In realtà se provassimo solo ad immaginare cosa potrebbero essere gli Stati Uniti senza i trilioni di debito pubblico rimarremmo sorpresi. Di sicuro non avrebbero sviluppato internet, l’iphone, la ricerca spaziale con il suo indotto di tecnologia, le grandi opere ingegneristiche, la ricerca sanitaria. Avremmo un Paese che invece della locomotiva del mondo sarebbe un luogo di secondo piano. Chi altro, quale privato, se non uno Stato può investire in questi settori milioni di dollari per il benessere delle future generazioni?
L’investimento nei settori che ho citato sopra (quindi la spesa a deficit, creando debito, senza preoccuparsi del pareggio di bilancio, spendendo più di quello incassato con le tasse) producono tanto oggi grazie agli investimenti fatti ieri. E oggi gli americani dovrebbero preoccuparsi di restituire quei prodotti ai loro nonni? Gli investimenti in tecnologia sulle reti e sui protocolli informatici fatti negli anni 60, 70 e 80 li costringono a rimandare indietro nel tempo camion di iphone? Eppure quegli investimenti sono stati fatti a deficit, cioè lo Stato ha ‘investito’ più di quanto incassava con le tasse (è importante la terminologia “investito” e non “fatto deficit” “creato debito”).
Certo oggi campeggia la campagna “dobbiamo restituire il debito accumulato”, ma a chi restituire e cosa restituire? Abbiamo detto che quegli investimenti a deficit hanno prodotto iphone (e altro ovviamente, ma teniamoci questo esempio) che ovviamente non possiamo rimandare indietro nel tempo ma rappresentano un miglioramento della nostra vita oggi, quindi si tratta allora di restituire soldi, biglietti verdi, e non al passato, quindi a chi?
Probabilmente al bilancio dello Stato, ad un foglio di calcolo dove sono riportati i numeri dei titoli di stato emessi per finanziare i propri investimenti (che ripetiamo hanno trasformato carta verde in beni reali e benessere altrettanto reale). Certo, numeri! Per mettere in circolo quei soldi lo Stato ha semplicemente deciso di aumentarli e per diminuirli basterebbe fare l’operazione inversa. Con l’emissione di carta gli Stati Uniti investono per il futuro e comprano oggi beni reali come i manufatti cinesi che possiede tanti biglietti verdi americani in cambio.

Biglietti che non hanno valore in sé ma solo se se vengono accettati in cambio di qualcos’altro. Infatti, purtroppo, i cinesi per un po’ li hanno tenuti ma poi comprendendo che detenere biglietti non era così tanto conveniente, hanno cominciato a comprare tutto il comprabile nel mondo. Quanti negozi, bar, attività commerciali in ogni città italiana sono detenuti da cinesi? E l’Africa? La Cina stà comprando terreni e costruendo vere e proprie cattedrali nel deserto, come la città di Kilamba a circa 30Km da Luanda in Angola.

Quello che succede con l’emissione monetaria attraverso i titoli di stato americani può essere un esempio in positivo e in negativo di cosa provocano i ‘biglietti colorati’ nel mondo reale. I lati positivi li abbiamo visti sopra, quelli negativi sono rappresentati dall’inondazione nel mondo di questi soldi che hanno un senso solo quando diventano, appunto, reali. Bisogna prima di tutto avere una credibilità internazionale per poterlo fare e gli USA la sostengono con la presenza militare costante in ogni luogo e il controllo geopolitico degli equilibri mondiali. Provocano poi la necessità di essere utilizzati e non sempre lo sono in maniera appropriata, come fanno i cinesi. E poi se si basa la crescita sul mercato esterno, con le esportazioni, bisogna essere competitivi e la competizione si paga sul mercato interno perché bisogna produrre a minori costi per poter vendere a prezzi inferiori agli altri.

Io, cittadino di un altro paese, importatore, compro la merce che costa meno in un mercato globalizzato, quindi utilizzando lavoratori a basso costo.
Insomma debito e denaro hanno bisogno di essere correttamente inquadrati per poter essere correttamente utilizzati e perché producano effetti benefici. Non è un gioco e non si può tirare troppo la corda perché si rischia di farsi male, e tanto. Il sistema attuale per sopravvivere ha bisogno di crisi e di austerità, di disoccupazione e di super manager, di ricchi e di poveri. Di inquinamento, di profughi, di guerre a tempo e di tutte le cose brutte che ci circondano. Il pareggio di bilancio è uno degli strumenti di pressione.

Il concetto ora da comprendere è che la moneta viene emessa, stampata, digitata e può essere un debito virtuale, con se stesso. Questo però avviene quando il sistema è ben gestito, per il benessere e lo sviluppo di tutti e le condizioni base sono che lo Stato, come la moneta, sia sovrano e che la moneta stessa sia libera di fluttuare e quindi soggetta agli aggiustamenti del mercato dei cambi.

L’eurozona, ad esempio, non funziona in questo modo perché gli Stati che ne fanno parte non sono sovrani e le monete sono legate da un cambio fisso (l’euro). Ma non è libero e democratico nemmeno il sistema americano che risente degli influssi e dell’influenza della finanza internazionale e da interessi sovranazionali che limitano il benessere dei cittadini americani i quali risentono di queste anomalie. Il modello americano, è visibile a tutti, non è un modello da perseguire. Basti pensare alla sanità o al sistema pensionistico e, soprattutto, al fatto che le diseguaglianze, la forbice del benessere, sono sempre più ampie.

Diseguaglianze che si vanno sempre più accentuando con l’austerity imposta propria dalla convinzione indotta del ripagare il debito che colpisce indubbiamente solo la parte più povera e bisognosa di assistenza della popolazione. Uno dei chiari esempi, oltre al taglio dei servizi, è l’aumento inesorabile delle tasse che (vedi anche il post precedente sulle tasse) alla fine assume il compito di tenere sempre più legate le persone al bisogno di moneta e quindi all’accettazione sempre più incondizionata di qualsiasi condizione lavorativa.

Il pareggio di bilancio è necessario solo in un Paese che si sia legato ad una moneta straniera, che abbia deciso di far guidare la propria economia da interessi esterni. In questo caso la moneta necessaria viene richiesta come prestito reale da restituire con gli interessi che se decisi con le dinamiche di un mercato liberista e finanziarizzato saranno artificialmente alti con l’intento di depredare tutta la ricchezza reale dei paesi. E questo spiega perché si metta un guardiano per l’inflazione (BCE). Bisogna assicurare che i beni oltre che essere prelevati per conto dei grandi interessi siano anche stabili nel tempo, non perdano valore.


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