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DEBITO PUBBLICO: VIVERE SENZA CATENE. MOMENTI DELL'INCONTRO DEL 11 MAGGIO 2018

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Insieme a Francesco GESUALDI del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (www.cnms.it) una bella serata con una sala piena (nonostante l'improvviso temporale) e molto partecipativa. Un supplemento di ringraziamenti per la Parrocchia di Santa Francesca Romana che ha ospitato l'evento e per la disponibilità di Don Andrea. Per il Gruppo Economia di Ferrara ha esposto Claudio PISAPIA.
La sintesi potrebbe essere questa: le soluzioni al "dramma" del Debito Pubblico ci sono, sono diverse e potrebbero essere applicate fin da subito. Non viene fatto semplicemente perché il debito deve essere perpetuato, rinnovato, presente come forma di ricatto per le masse e forma di guadagno per le élite.
Il debito potrebbe scomparire del tutto, ne potrebbe scomparire una parte. Potrebbe esistere nella sua interezza ma essere sotto controllo e quindi non essere comunque un problema. Le formule sono tante, la rivoluzione è lenta perché segue la consapevolezza, la conoscenza e la voglia di essere l…

DEBITO PUBBLICO: VIVERE SENZA CATENE con FRANCESCO GESUALDI

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Venerdì 11 maggio 2018 ore 20:45 Ingresso libero

L’Unione Europea non può essere democratizzata

Da Micromega del 16 Aprile 2018, di Thomas Fazi e William Mitchell
Stabilire il momento in cui il processo di integrazione europea si è volto al peggio non è compito facile. È una difficoltà dovuta al fatto che gli aspetti più nefasti (da una prospettiva progressista) di questo processo sono il risultato di decisioni apparentemente non nefaste prese nei decenni precedenti. Per semplicità, comunque, possiamo fissare il momento di svolta dell’Europa verso il neoliberismo intorno alla metà degli anni ‘70, quando il regime cosiddetto “keynesiano”, adottato in occidente dopo la seconda guerra mondiale, entrò in una crisi conclamata.

EMBRACO I VERI PADRONI DEL GIOCO

Embraco i veri padroni del gioco
di Federico Rampini, La Repubblica – 21 Febbraio 2018
Lo scandalo Embraco, 500 posti di lavoro che rischiano di sparire dall’Italia, è la tragica conferma che le regole del gioco di questa globalizzazione sono state scritte dalle multinazionali a loro uso e consumo. Ivi compreso nel mercato unico europeo. Anch’esso vive nel ricatto quotidiano delle grandi aziende verso le comunità di cittadini e gli Stati nazione. I diktat li conosciamo. O mi riduci le tasse o chiudo, licenzio, investo altrove. O mi dai fondi pubblici o li ottengo da altri governi. Poi magari, dopo avere incassato le agevolazioni, la multinazionale chiude e se ne va comunque, perché in un Paese vicino (la Slovacchia nel caso di Embraco) trova salari più bassi e incentivi pubblici più generosi.